locandina

FESTIVAL ''A VEGLIA, TEATRO DEL BARATTO''

La formula del festival ''A veglia, teatro del baratto'' s'ispira alla tradizione contadina, in modo particolare a quella maremmana, terra d'origine della direttrice artistica Elena Guerrini.

Elena, infatti, tuffandosi nella sua infanzia ricorda ancora quel nonno che uscendo di casa ''andava a veglia'' portando con sè una bottiglia di vino o di olio, perchè a mani vuote, a veglia, non ci si presentava.
Ed é proprio su questa idea di economia circolare, di dono, di scambio e, ovviamente, di baratto che si poggia il concetto cardine del festival. Il biglietto all'ingresso non è costituito da un pezzo di carta, probabilmente, destinato a perdersi nel portafoglio, bensí é un presente da portare, un espediente per sfuggire alla crisi, che sia del formaggio, del vino o dell'olio. Inoltre, ogni spettatore é tenuto a portare da casa una sedia, o un cuscino, sopra il quale poter stare durante gli spettacoli, ed é cosí che si rende visibile un'altra magia: vedere onde di persone che si recano a Manciano con la propria sedia e con una bottiglia di vino per potersi cibare di teatro, di un teatro che vive all'aperto, sotto il cielo d'estate, che da paesino toscano si trasforma in una geografia teatrale tutta da scoprire, vagando per le vie, per i vicoli e per le piazze, abitato e vissuto dai suoi abitanti, ma anche da viaggiatori appena approdati, giunti fin lì per ascoltare delle storie. Qui, sorge la possibilitá di creare una comunitá, una nuova architettura umana che vede come unica via di scambio, quella del baratto.

Questa tradizione contadina rinnovata e contemporanea con spettacoli di qualitá di narrazione, drammaturgia contemporanea, teatro civile e teatro di strada, che ogni sera vede intorno a sè nuovi volti, é arrivata alla XV edizione, come a confermare che, ancora una volta, il teatro puó essere fonte di salvezza, di nutrimento, ma anche di promozione di un territorio, che in nome di questo festival si mette in moto offrendo e ricevendo: gli artisti si prendono cura di noi attraverso le loro discipline e noi ci prendiamo cura di loro attraverso ceste cariche di doni, formulando un'economia del regalo, un'antropologia della dote proprio a Manciano dove l'arte nutre il territorio e il territorio nutre l'arte. Ci si prende cura di loro con una generosa ospitalitá nel territorio del comune di Manciano e San Martino sul Fiora passando dal paese a forma di cuore che é Montemerano, un cesto di doni in prodotti del territorio, é un gettone presenza in vil denaro.

É come un ritorno alle origini, alla voglia di stare insieme davanti a spettacoli senza grandi macchinerie, ma che solo con la parola, le luci delle abitazioni, la condivisioni e il barattare riesce a portare il teatro ovunque, a suscitare ancora facce incredule e curiose, a sostenere sulle sue spalle la bellezza della totalitá dell'essere umano nel momento in cui sceglie di donarsi e di donare.

Sara Suozzo

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Cos'altro c'é da fare se non costruire il paradiso terrestre?

Ho provato di qua e di lá, dappertutto, persino in manicomio, a mettere semi di Paradiso Terrestre. Perchè ero convinto (e sono) che l'unica cosa da fare (l'unica buona), sia costruire attimi di Paradiso Terrestre.

Quanti ne ho visti germogliare di Paradisi! Durano poco lo so come i giardini di Adone. Ma, col loro splendore, luminando qua e lá, danno segnali ad altri naviganti e cosí, alla fine, alle volte, ecco apparire una costellazione di Paradisi. Tu che leggi, lo so, dirai: Paradisi? Dove li vedi? É tutto nero senza luce, marcio, senza speranza. No no, dico io. Aspetta, puó darsi che sia tu nero e senza speranza. Guarda quante lucine intorno.

Giuliano Scabia

Tratto da Una signora Impressionante, Edizioni Casagrande.